Le emozioni sono elefantiache, vitalizzanti, veloci, reattive. Ci danno slancio ma anche ci espongono a possibili enfasi distruttive. Nel corso dei nostri studi e applicazioni sul campo, cercavamo uno strumento che desse ragione dell’automaticità dello scontro e del nervosismo, lo abbiamo trovato nella funzionalità del nostro cervello.

I conflitti e il malessere, la sgradevolezza assunta da ognuno di noi in molti momenti, è per così dire “reattiva”, cioè, non intenzionale, bensì fisiologica, impulsiva, inconscia, automatica. I conflitti quindi non si possono prevenire tutti, una parte sì, ma molti ci capitano anche quando meno ce lo aspettiamo.

Lo strumento che ho progettato è il “terzo tempo”.  Dopo una caduta critica, negativa, tutti possiamo far seguire momenti di sana “riparazione”.

Il terzo tempo è concetto che riprendiamo dal rugby, dove è tradizione che i giocatori delle due squadre si incontrino nel dopo-gara per socializzare, dopo la durezza del campo ecco che fanno seguire un momento di risocializzazione.

Così anche per il conflitto, il terzo tempo sta a rappresentare il ritorno alla relazione, dopo il blocco che ha chiuso e perturbato i soggetti in gioco.


ANNO DI PROGETTAZIONE: 2014

PUBBLICAZIONI:

  • Come affrontare i problemi di tutti i giorni, Newton Compton, 2014 (scheda libro)